RADICI
Togliere semi
alla terra,
è come mandare
un uomo nudo
per il mondo,
a ricercar radici
di conferma…
Un uomo senza terra.
Più d’ogni umano silenzio s’incrini la parola all’intenzione e libero il pensiero la raccolga in solitudine di spirito dove il sospiro scioglie ogni dolore.
AMETISTE // Dalle fauci imbrunite della parola a monte/ mi rispondeva un gelido silenzio/ Quasichè superato il ponte/ vedessi un guizzo luminoso/ un cerchio bello di parole…/ Che rincorrendomi animatamente/ chiedessero a me che le pensavo/ di unirmi a loro interamente/ per dimostrargli che le amavo/.
Togliere semi
alla terra,
è come mandare
un uomo nudo
per il mondo,
a ricercar radici
di conferma…
Un uomo senza terra.
Sempre in gradevole
sospensione,
come può stare
in bilico
un’emozione…
sembra davvero
cogliere,
ogni segreto
della tua bella
faccia,
che poi è un fiore,
non un’erbaccia.
Se si dissolve,
si ricompone,
l’acuto senso
della ragione.
Il Dubbio,
necessità
che fulmina
e s’interroga,
vagliando ogni
risposta tenendo
l’acqua in bocca…
Improvvisa l’estate
si estende,
quando tutto sorprende
e si arrende,
s’accende e risplende
in un’unica luce.
Il Condominio
degli affetti
denuncia gravi
danni…
Le crepe dei
soprusi,
degli inganni.
Occorre una
riunione
straordinaria,
per evitare
un terremoto
interno.
Visto però,
(che non si tratta
di cemento)
richiesta più votata:
salviamo la facciata…
Raggiungere
la sera
prima del giorno,
è far volare il cuore…
portando dentro gli
occhi
la luce del ritorno.
L’Adulatore,
in fondo in fondo,
altro non è
che un vuoto
a rendere.
Il massimo
dell’esitazione…
è quando stai
per saltare il fosso.
Vecchio t’ho visto!
Come guardavi la
bambina,
in braccio alla sua
mamma che parlava.
Così piccina e spaurita,
nel cerchio dei tuoi occhi
predatori.
E la tua lingua con la punta
fina,
entra e usciva appiccicosa…
come un immondo rettile
senza posa.
Tremavo per lo sdegno,
t’ho detto qualche cosa,
che bruciava…
Tu, senza guardarmi,
hai farfugliato: io scherzavo.
E poi sei andato via,
Dalla tua bocca livida, bagnata,
usciva un succo depravato.
Tutto vale un
sorriso,
anche la nostra
ingenuità,
che viene e va…
luci di una città
che non dobbiamo
accendere.
Se penso a me
clonata,
fissata in un’altra
dimensione,
guardata con stupore.
Sparsa nel Mondo
in tante copie
senza un condono
di riconoscimento.
Senza una febbre attiva…
quale tormento!
Che sia la morte a salvare
quello che di me
rimane.
Che sia il ricordo di me
a farmi ricordare.
© 2017 :: Tutti i testi e le poesie sono di esclusiva proprietà di Maria Grazia Nigi. Ogni uso non autorizzato sarà perseguibile per legge.