PREGHIERA STRABICA
Nella preghiera
dell’immigrato,
pace e violenza
(vizio costante)
è un’aggravante…
colpo allo Stato.
Più d’ogni umano silenzio s’incrini la parola all’intenzione e libero il pensiero la raccolga in solitudine di spirito dove il sospiro scioglie ogni dolore.
AMETISTE // Dalle fauci imbrunite della parola a monte/ mi rispondeva un gelido silenzio/ Quasichè superato il ponte/ vedessi un guizzo luminoso/ un cerchio bello di parole…/ Che rincorrendomi animatamente/ chiedessero a me che le pensavo/ di unirmi a loro interamente/ per dimostrargli che le amavo/.
Nella preghiera
dell’immigrato,
pace e violenza
(vizio costante)
è un’aggravante…
colpo allo Stato.
Se il tempo che
viviamo,
ci sfugge tra le
dita…
lo prendo a
tradimento,
lo guardo in
sospensione,
lo brucio per
la fretta,
lo aggiusto
lo sgrido
lo graffio
lo spremo
lo accorcio
lo amo
lo allungo…
per trattenere
al massimo
un’intensissima
emozione.
Per noi, che spesso
entriamo,
nel mondo irrazionale
dell’immaginazione,
viviamo dentro case
scoperte,
come cornici a giorno.
Poi, filtrati da un orizzonte
trasparente,
che ci trasforma in cercatori
d’oro,
ci rimettiamo in gioco…
sfogliando il calendario
delle rose,
per far la conta dei miracoli.
Cuor di patata,
tenera q.b.
(secondo la cottura)
Se mai la tocchi
quando è bollente
può provocarti una
scottatura…
Per questo passa
di mano in mano
da chi ha paura.
Il palpito di due
mani protese,
è un’intesa segreta
con Dio.
Che non chiede
parole forzate.
Affonda nell’oscurità
tutta la stanza.
Fuori, dischiude
la sua luce l’occhio
dell’alba.
Come una lampada
velata,
assorbe e riconduce
a sè la luce.
Una vertigine di sogni
confiscati,
una cintura vergine
di stelle,
un ponte levatoio
che non s’abbassa,
un fosso d’acqua alta
che non passa.
Un circuito chiuso
di bassezze,
un abbaiar di cani
in lontananza.
Dentro il paniere
di storie marce,
solo la solitudine
guarda e capisce…
Si sta ai ventilatori
come gechi,
sognando un letto
fresco di basilico.
Che naturale
presunzione
ha il Sole,
quando
nel suo delirio
di calore,
fa reclinare
fino a terra
il fiore,
come se fosse
un peccatore…
Se penso a me
clonata,
fissata in un’altra
dimensione,
guardata con stupore.
Sparsa nel Mondo
in tante copie
senza un condono
di riconoscimento.
Senza una febbre attiva…
quale tormento!
Che sia la morte a salvare
quello che di me
rimane.
Che sia il ricordo di me
a farmi ricordare.
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