rulururu

PICCOLI TAPPETI VOLANTI

Settembre 25th, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 19:59

Oro d’autunno
mi staccherò da te
poi volerò lontano
confusa in un pulviscolo
di foglie.

*

Fulgida stella
ho più diamanti io
di te
son la rugiada che fa
brillare l’erba.

*

Se vuoi ascoltare
quello che dice il fiore
cambia la terra al vaso.

*

Che tenerezza
l’orecchio profumato
della rosa
che si posa sul morbido
velluto
di un seno nudo.

*

L’Intelligenza
suprema zona ventilata
del cervello.

*

Io so degli altri
quel poco o tanto
che vedo
il resto lo registra la
Coscienza.

*

Da sempre
come una tassa fissa
l’Amore paga i debiti
dell’egoismo.

*

Satira maliziosa
parli con gli occhi
mentre la bocca ride,
di quello che sa e non
lo dice.

*

La fretta
freccia impazzita
dentro la testa degli
uomini
troppo veloci…
che mirano ha raggiungere
ogni impossibile traguardo.

*

Io di questo amore
mi vesto
per denudarmi poi
di fronte al mondo.

*

L’hanno vista volare così
come una rondine
sospesa nell’azzurro
incline alla terra.

*

Da innumerevoli correnti
arriva il blu del mare
alti gradini liquidi
increspati
saliti dai gabbiani
innamorati.

*

Tenui vapori
bianco rosati
rosso ciliegia
oro d’arancia
giallo albicocca
venti di perla
alzano il cielo
per salutare l’alba.

*

Ah cadetemi addosso
stelle!
entratemi nella pelle
voglio correndo portarvi
lontano
voglio essere un faro
umano.

*

Che la barca del sonno
sia leggera
per trasportare il peso
più soave.

*

Se noi potessimo spiegarci
l’attimo
in cui è costante l’amore
non dormiremmo
increduli.

*

Spesso ho teso l’orecchio
dove le piaghe si possono
ascoltare…

*

Ho conservato
una tua lacrima verde
nel taschino
per abbellirmi i tempi.

*

Potesse un giorno
la mia mano
accendere l’aurora
e illuminare il mondo.

*

I tuoi occhi
due rondini nere affilate
sorvolano un cielo
d’inchiostro
cosparso di nubi rosate.

*

Avrei bivaccato
a lungo
sulla coscienza degli
uomini
poi avrei pianto lacrime
di limone.

*

Adesso su di me
faccio piano come
in chiesa
per non calpestare
il morto.

*

Fosse venuto a me
un angelo a parlarmi
avremmo confuso il
pianto
poi per solitarie vie
diretti verso il cielo.

*

Un porto blu
dove non appodo
mai
segnato da una
stella
che mi brilla in pugno.

*

Gli uomini
come le capre
si accavallano negli
ovili
per poi disertarli.

*

Non mi piace
l’amicizia che mi dai
è condominiale
chiedi di me
della mia vita
col tono e la scadenza
di un contratto.

*

Fili tenaci di seta rossa
le mie parole
per ricucire un tempo
sbranato dai barbari.

*

Chi non ha salito
il Calvario
non sa nulla del
passo
nè conosce i suoi piedi.

*

Per voi che avete
la coda mozza
l’imputazione è grave.

*

Energie di mille stazioni
elettriche
m’impongono questo
viaggio
e sono in transito
per altre dimensioni.

*

Sicura che vivo
mi alzo d’impulso
un guizzo di fuoco
mi apre la via.

Poichè la verità 
libera e salva
il vento dell’oceano
sospinge
e non affonda la mia
barca.

PIAZZA ARMERINA

Settembre 25th, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 17:33

Racconta un’antichissima
leggenda siciliana
portata su dal mare.

Donna Armerina piange
come una fontana,
il suo padrone giramondo
è andato via.
Senza terra l’ha lasciata.

Donna Armerina arranca
lungo la strada.
Scioglie i capelli neri,
ali di vento
dentro la nottata.

Straccia la veste bianca,
toglie la chiave d’oro
nascosta dentro il seno.
La getta dentro il pozzo
che è segreto,
dove la luna dorme rispecchiata.

Guarda l’ultimo cielo
pieno d’ombre, poi si nasconde.
E’ disperata!

Intanto dentro la casa bruna
fatta di spine,
le sue sorelle maghe,
preparano frittelle di sventura.
Donna Armerina,
ne mangerà  più d’una…

Come una musica celeste
passano in volo mille anni…
Passano le colombe
e i falchi.
L’abbaglio dei colori,
assieme a tutti gli abitanti.

Quando d’un tratto
un forte vento,
un grido di potenza
spacca la terra cruda…
Sotto la buca buia,
avanza e suda
la lucentezza dell’avorio.

Bianca cintura delle mura
che prende forma sotto il sole,
come un castello magico
che s’ingrandisce lungo la
pianura.

Dice la storia,
ormai tornata a galla
come una ninfea,
perchè sia raccontata…

Prima che diventasse roccia
che diventasse pietra rosa,
bagliore di corallo
ricamo della natura.

Piazza Armerina era una donna,
era una fiamma
era la storia di una creatura.

L’ANGELO E LA ROSA

Settembre 25th, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 16:50

L’angelo e la rosa
non parlano mai.
Ascoltano.
Rapita dentro il sogno,
nel mio velluto rosso
risplendo.
E tu nel firmamento,
brilli e riluci senza posa.
Bocca soave d’angelo,
respiro della rosa.
Nessuno sono io senza di te,
e tu con me ogni cosa.

GLI SPAZI

Settembre 25th, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 16:39

Gli spazi bianchi
della tua casa,
hanno la schiena liscia
di una barca.
La fretta acuta d’un
marinaio
che sente il mare dentro
la testa.
Il sonno del tuo gatto
ha quel torpore
che genera l’indifferenza
tra te e il mondo che
si muove.
Tutta la nullità  cade per terra.
Dunque,meglio parlare con i libri,
per risentire il mare nella testa.
l

BENEFICI DEL TESORETTO

Settembre 18th, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 19:48

Nell’opulenza ladra dei Supermercati,
parla la lista giornaliera della spesa.
Per ogni giorno che è costato caro,
carrello vuoto prima che finisca il mese.

LE BRUTTE ABITUDINI

Settembre 6th, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 19:29

Sarà  per un riflesso incondizionato,
se quel che viene dato,
poi viene tolto in ugual misura.
Tanto da esser vuoti più di prima.

BENEFICIO DEL TRAUMA

Settembre 6th, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 19:24

Se non avviene “un trauma di riconoscimento…”
Tutte le esaltazioni che vedo da vicino,
hanno lo spazio ebete di un giorno.

NUOVA ETICHETTA

Settembre 1st, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 17:22

Mafia D’asporto: Pronta consegna al sotterfugio della Morte,
che senza dir parola guarda e conferma.

GALLERIA DEI MOSTRI

Settembre 1st, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 17:18

Più nero di Nerone è stato Hitler,
(feticcio funerario).
Alzi la mano chi non ha tremato,
(ma non di fronte a Roma)
ma in ogni Stato.
Di fronte al passo folle… cadenzato.

DURANTE IL CICLONE

Settembre 1st, 2007

Archiviato in: Poesie — Maria Grazia @ 17:13

Per prima cosa nascondo il Sogno,
per ritrovarlo intatto domattina.
Tutto il superfluo,che toglie spazio
alla mia cara Anima lo getto via.
Nella bocca ciarliera del forno.

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